Daniel Kozak May 3, 2019

Padiglione della Romania
alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

Conversazioni aperte sul peso dell’assenza

L’esposizione affronta le questioni della politica della rappresentazione, della dislocazione culturale, dell’ansia della non appartenenza e della nozione di democrazia diretta

Conversazioni aperte sul peso dell’assenza sarà inaugurata il 9 maggio 2019, alle ore 17.30, presso il Padiglione della Romania ai Giardini della Biennale. La presenza della Romania alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è ospitata in due sedi: il Padiglione nazionale presso i Giardini e la Nuova Galleria dell’Istituto romeno di cultura e ricerca umanistica (IRCCU), Campo Santa Fosca, Palazzo Correr, Cannaregio 2214. L’esposizione presso la Nuova Galleria sarà inaugurata il 10 maggio alle ore 18.00. Curata da Cristian Nae insieme al commissario Attila Kim, l’esposizione presenta opere degli artisti romeni Belu-Simion Făinaru, Dan Mihălţianu e Miklós Onucsán e resterà aperta al pubblico dall’11 maggio al 24 novembre 2019.

“La mostra presenta versioni contemporanee di progetti artistici post-concettuali rilevanti realizzati da artisti le cui traiettorie, che coprono più di quarant’anni, espandono la geografia dell’arte contemporanea costruita intorno al principio nazionale. Includendo la diaspora romena, essa mette nel contempo in luce la mobilità culturale di tali opere nel tempo e nello spazio. Adattate alla scala del Padiglione della Romania e criticamente ricalibrate come risposta poetica alla crescente seduzione politica del connubio tra neoliberalismo, nazionalismo e populismo, queste installazioni artistiche contro-monumentali propongono un nesso di spazi eterotopici che sospendono, dislocano o dissolvono la nozione di località, respingendo ad un tempo la comprensione dell’oggetto artistico come entità storicamente statica. Le opere selezionate approcciano la nozione di rappresentazione nazionale in modo eversivo, rivelando le molteplici assenze che ne minano l’apparente solidità. Attraverso la capacità di interrogare costantemente il luogo in cui sono installate, esse affrontano questioni rilevanti di oggi, quali la dislocazione culturale e l’ansia della non appartenenza, la liquidità del capitale e le difficoltà della democrazia rappresentativa, o ancora la politica della rappresentazione, e propongono un’alternativa «distribuzione del sensibile»”, afferma il curatore Cristian Nae.

L’esposizione presso il Padiglione della Romania presenta versioni di opere preesistenti che nel mutato contesto acquistano un significato diverso o subiscono modifiche strutturali, diventando così opere d’arte nuove e attuali.

Il curatore Cristian Nae afferma: “L’interno domestico suggerito da Belu-Simion Făinaru nell’installazione Belongs Nowhere and to Another Time / Appartiene a Nessun luogo e a un Altro tempo, che attinge a elementi della cultura ebraica, si presenta come un monumento commemorativo a una memoria culturale vivente ed esperita in prima persona, sollevando nel contempo la questione della sua traducibilità. In questo spazio intermediario, illocalizzabile, la tematizzazione della dislocazione e del nomadismo, il rifiuto degli stereotipi attraverso l’accettazione della transitorietà e l’introduzione di una dimensione temporale indeterminata, che congiunga la scala dell’esperienza individuale e quella della storia collettiva, situano il visitatore nello spazio astratto di una cultura non specifica e transnazionale.

In una direzione diversa, Canal Grande: The Capital Pool and the Associated Public / Canal Grande: Il bacino del capitale e il pubblico associato, ideato da Dan Mihălţianu a partire dalla propria serie di installazioni artistiche Canal Grande, parte dal fallimento della democrazia rappresentativa per proporre, per la durata della mostra, formule politiche ed estetiche di esercizio della democrazia diretta a livello della pratica artistica. Funzionando come un processo economico e sociale reale, il progetto istituisce un fondo finanziario autonomo e coinvolge il pubblico contemporaneo nella modellizzazione continua dell’opera d’arte e dei suoi potenziali effetti, invitando i visitatori ad auto-organizzarsi e a decidere sull’utilizzo del capitale autonomamente raccolto durante la mostra per progetti sociali o umanitari.

Ultimo, ma non meno importante, operando alle soglie del visibile l’opera di Miklós Onucsán intitolata The Restoration of the White Camouflage / Il restauro del Camuffamento bianco è un invito alla ricostruzione mentale di un’opera assente, che sospende temporaneamente lo spazio fisico della galleria collocandolo in un «non-luogo» concettuale, ed è allo stesso tempo una riflessione ironica sulla pressione simbolica che ogni immagine subisce nel contesto della Biennale di Venezia e, a un livello diverso, sulla capacità della pratica artistica di generare strategie di autostoricizzazione e automitologizzazione dell’arte”, conclude Nae.

Ognuna di queste installazioni ha le proprie estensioni in mostra presso la Nuova Galleria dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia. Questo spazio accoglie un nuovo lavoro di Miklós Onucsán, intitolato Camouflaging Guide / Manuale di camuffamento, e gli elementi addizionali che accompagnano l’installazione Belongs Nowhere and to Another Time / Appartiene a Nessun luogo e a un Altro tempo di Belu-Simion Făinaru e Canal Grande: The Capital Pool and the Associated Public / Canal Grande: Il bacino del capitale e il pubblico associato di Dan Mihălțianu. La Nuova Galleria ospiterà inoltre una serie di eventi performativi, intitolata Discapital / Discapitale, realizzata da Dan Mihălțianu. Ulteriori informazioni sulla storia, più o meno recente, di queste opere saranno a disposizione dei visitatori presso questa sede.

L’approccio concettuale all’arte di Belu-Simion Făinaru ruota attorno ai temi dell’assenza, della perdita e della necessità di ricostruire i legami all’interno delle comunità. Le esperienze dell’esilio e della dislocazione culturale, così come lo shock della separazione e dell’adattamento a un nuovo spazio, giocano un ruolo importante nella biografia dell’artista, nato e cresciuto nella Bucarest del socialismo, immigrato in Israele nel 1973 e poi trasferitosi negli Stati Uniti per studiare arte. Lavorando con installazioni, fotografie e oggetti, l’artista utilizza spesso elementi e immagini familiari e modesti, che vengono ricontestualizzati e trasformati per creare associazioni perturbanti. Le sue serie di opere danno luogo a progetti interconnessi a lungo termine, che dislocando la realtà immediata in un’esperienza più filosofica, a volte persino mistica, e si ricollegano tanto alle sue radici romeno-israeliane quanto alle attuali e pressanti questioni sociopolitiche del conflitto e della migrazione.

Belu-Simion Făinaru è nato a Bucarest, in Romania, nel 1959 ed è emigrato in Israele nel 1973. Attualmente vive a Haifa, in Israele, e Anversa, in Belgio. Le opere di Belu-Simion Făinaru sono state esposte al Documenta di Kassel (1992), alla 45. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia (1993), alla Biennale di Sonsbeek in Olanda, alla Biennale dell’Avana (2006) e più recentemente alla Biennale di Vienna (2015), alla Art Encounters Biennial (Timișoara, 2015), alla Triennale di Kathmandu (2017), alla “Socle du Monde” Biennale presso lo HEART – Herning Museum of Contemporary Art (Danimarca) e alla (Poznań, Polonia) (2018). Precedenti personali includono: Museo di Israele a Gerusalemme, S.M.A.K. Museum a Gand, M HKA ad Anversa, Lehmbruck-Museum a Duisburg, in Germania, Museum of Modern Art a Saitama, in Giappone. Belu-Simion Făinaru insegna presso il Dipartimento di Architettura della Wizo Academy di Haifa, Israele, dal 1984. Nel 2008 ha inaugurato la Biennale del Mediterraneo, e dal 2010 è direttore artistico e curatore della Biennale Mediterranea di Arte Contemporanea, in Israele, e nel 2015 ha fondato AMOCA – The Arab Museum of Contemporary Art, a Sakhnin, Israele.

Dan Mihălţianu pratica un discorso artistico che ingloba aspetti storici, politici, sociali e transculturali, utilizzando una varietà di media e forme di rappresentazione, da fotografia, film, video, audio a installazione, oggetto, disegno, grafica e testo.

Dan Mihălţianu è nato a Bucarest, in Romania nel 1954. Attualmente vive a Bucarest, Berlino e Bergen. È il co-fondatore del gruppo artistico subREAL. Ha insegnato all’Accademia Nazionale delle Arti di Bergen (2001-2007), all’Université du Québec à Montréal (2008-2009) e all’Accademia Nazionale delle Arti di Oslo (2018-2019). Ha esposto in numerosi contesti e manifestazioni internazionali, come il Concorso Internazionale di Disegno «Joan Miró» di Barcellona (1980, 1985); Impact Art Festival, Kyoto (1986, 1997, 1988); European Print Triennial, Grado (1987); Biennale di Istanbul (1992); 45. e 48. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia (1993, 1999); Künstlerhaus Bethanien, Berlino (1994); Art in Geeral, New York, (1996); ZKM / Museum for Contemporary Arts, Karlsruhe (1999, 2001); Bergen Kunsthall, (2005); Museo Nazionale di Arte Contemporanea, Bucarest (2005, 2012); Renaissance Society, Chicago (2005); The Kitchen, New York (2006); NGBK, Berlino (2007); Haus der Kulturen der Welt, Berlino (2010); Tallinn Print Triennial (2014); Biennale di Vienna (2015); Museo Vargas, Manila (2016); National Portrait Gallery, Londra (2018); Grand Palais, Parigi (2019).

Le opere di Miklós Onucsán si collocano in un filone rigorosamente (post)concettuale, combinando un ampio spettro di media, quali installazione, testo, oggetto, fotografia, video arte e process art, art intervention, ready-made e situazionismo. Le sue opere mirano a una sistematizzazione apparentemente esaustiva della realtà fenomenica del mondo in idee e strutture di pensiero che portino allo scoperto processi e possibilità di norma inosservati o inesplorati. Paradossalmente, tuttavia, tali processi si materializzano in forme concrete prive di enfasi, nell’impiego frequente di materiali umili e nell’assunzione di un’autoproclamata posizione dell’artista-come-osservatore.

Miklós Onucsán è nato a Gherla, in Romania, nel 1952 e attualmente vive e lavora a Oradea, in Romania. Ha avuto mostre personali presso Galeria Plan B di Berlino, Spazio d’arte contemporanea MAGMA di Sfântu Gheorghe, Nicodim Gallery di Los Angeles. Le sue partecipazioni a mostre collettive includono: Ex-East. Past and recent stories of the Romanian avant-garde, Espace Niemeyer, Parigi (2019); Double Heads Matches. The Formula of the Present, Új Budapest Galéria (2018); Track Changes, Mendes Wood, San Paolo (2016); Public Space Art Festival Expanded Space, Bucarest (2016); Art has no Alternative, Tranzit, Bratislava (2015); A Breathcrystal, Project Arts Center, Dublino (2015); Allegory of the Cave Painting, Extra City Kunsthal, Anversa (2014), Image to be projected until it vanishes, Museion, Bolzano (2011); Romanian Cultural Resolution, Spinnerei, Leipzig (2010); STARTER, ad Arter Istanbul (2010). Sue opere sono state esposte anche alla Biennale Art Encounters, Timişoara (2017), alla Biennale di Dallas (2014), a Intense Proximity – La Triennale 2012, Palais de Tokyo, Parigi (2012), Romanian Cultural Resolution – Documentary, La Nuova Galleria dell’IRCCU, 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2011) e 48. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (1999).

Cristian Nae è critico d’arte, curatore e teorico dell’arte con sede a Iaşi, in Romania. È docente presso il Dipartimento di Storia e Teoria dell’Arte dell’Università Nazionale delle Arti «George Enescu» di Iaşi. Ha ricevuto di borse di ricerca dalla Erste Foundation, Vienna; CNCS-UEFISCDI; Getty Foundation, Los Angeles e New Europe College, Bucarest. Ha partecipato al programma internazionale CAA-Getty nel 2012 e 2017 ed è stato visiting researcher presso lo Sterling and Francine Clark Art Institute, Williamstown, USA nel 2017. Suoi scritti, incentrati principalmente sull’arte contemporanea e la storia delle esposizioni in Europa centrale e orientale, sono usciti in pubblicazioni di – tra gli altri – Routledge, Hatje Cantz, Kettler Verlag, MNAC e Verlag für Moderne Kunst, Peter Lang Verlag e Wiley-Blackwell. Ha curato un volume collettivo sulla storia delle mostre sperimentali in Romania tra il 1965 e il 1989, in uscita nel 2019 presso la casa editrice IDEA di Cluj-Napoca, in Romania.

La partecipazione della Romania alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è organizzata dal Ministero romeno della Cultura e dell’Identità nazionale, dal Ministero romeno degli Affari Esteri e dall’Istituto Culturale Romeno. Conversazioni aperte sul peso dell’assenza è una produzione della Fondazione Plan B e dei suoi partner: Università Nazionale delle Arti «George Enescu», Iaşi; Università Nazionale delle Arti, Bucarest; Università di Arte e Design, Cluj-Napoca; New Europe College; Il Centro Culturale di Cluj; Fondazione Art Encounters; The Paintbrush Factory; All’Origine; Nicodim Gallery, Los Angeles e Bucarest; Department of Computer Science, Donald Bren School of Information and Computer Science, University of California, Irvine (Specialisti in informatica: prof. Alex Nicolau e prof. Alexander Veidenbaum); AMOCA, The Museum of Contemporary Art Sakhnin, The Mediterranean Biennale Sakhnin, Domeniile Sâmburești, Aqua Carpatica.

Media partner: AGERPRES, bookhub.ro, Radio România Cultural, Modernism, Zelist Monitor

Ufficio stampa: Daniel Kozak | + 4 0742 149 538 | dakommunication at gmail dot com

La cartella stampa della partecipazione della Romania alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è disponibile online all’indirizzo unfinishedconversations.ro/press

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